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01. Zoë Machete Control
02. (Oscillation) ii
03. We, Burning Giraffes
04. Aembers/Guggenheim
05. Marsupial Patterns
06. (Oscillations) ii
07. She Died In A Fit Of Apoplexy
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28/07/2010
Generalmente non ho una grande passione per quei gruppi di matrice indie dai nomi troppo particolari. E’ vero che nel periodo storico in cui ci troviamo e con tutta la musica che è “passata sotto al ponte” è essenziale ad oggi che una band sappia distinguersi e farsi riconoscere in mezzo alla massa di gruppetti mainstream che popolano la scena indie. E pur tuttavia continuo comunque a credere che un nome banale possa farsi perdonare se il disco che lo accompagna è, passatemi il termine, un disco “cazzuto”.
Ma (The) Slowest Runner (In All The World) mi sono piaciuti subito. Innanzitutto il titolo del disco è un sapiente riferimento a “The Burning Giraffe” (1937) opera di Salvator Dalì. Inoltre, già dalla prima traccia di “We, Burning Giraffes” si avverte che questi studenti di Brooklyn (New York, USA) di stoffa ne hanno, e anche tanta.
Si tratta di un disco di matrice post rock in cui emergono anche le influenze della più colta musica classica per arrivare all’attuale musica ambient, contornata da echi vagamente jazz. “Zoë Machete Control”, la prima traccia del disco, sembra volere fare una “scrematura all’ingresso”. E’ proprio così. Insomma, quanti gruppi emergenti e alla presentazione del loro primo disco, deciderebbero di inserire come prima traccia un pezzo di 13’?Qualcuno potrebbe pensare “presuntuosi”, io penso che abbiano grinta e coraggio. E possono permetterselo. Perché questa prima traccia è capace di catturarmi già dalle prime note di pianoforte, che mi ricordano istantaneamente le melodie dolci e malinconiche che fanno da colonna sonora a film come “Eternal Sunshine Of The Spotless Mind”, caratterizzati da paesaggi in cui sogno e realtà si fondono e si plasmano. In questo stesso brano vi è continua evoluzione. Ancora non ci si è stancati delle note di pianoforte che la scenografia cambia radicalmente, e una chitarra elettrica danza insieme ad un malinconico violino, rincorsi dapprima da una sezione ritmica poco incisiva ed infine dallo stesso pianoforte che rientra per chiudere in cerchio.
Ogni traccia è storia a sé e meriterebbe l’associazione di immagini in movimento. Una storia fatta di tante immagini che si susseguono, in continua evoluzione e senza razionalità, sospese tra sogno e realtà. E’ proprio questo che penso ascoltando tracce come “(Oscillation) ii” e “We, Burning Giraffes” in cui si sprigiona tutta la conoscenza maturata per il post rock nella sua forma più dignitosa.
“We, Burning Giraffes” è un disco che si ama o si odia. Il suo essere interamente strumentale e privo di momenti meramente “commerciali” lo rende un ascolto non semplice. Ciò che amo di questo disco è la combinazione di influenze musicali colte, ma nello stesso tempo intense e capaci emozionare. Prendete i Sigur Ros e il pathos coinvolgente del loro sound, gli Explosion In The Sky e quella lotta incessante tra armonia e distorsioni con sezioni ritmiche scomposte, ed infine aggiungeteci una piccola dose di originalità compositiva dei grandiosi Pink Floyd ed inizierete a capire chi sono (The) Slowest Runner (In All The World).
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| Valentian Rossetti |
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