Il secondo album dei Boil, intitolato “A New Decay”, sposta l’hard rock dei danesi su coordinate più alternative e propriamente metal aggiungendo anche un retrogusto post grunge interessante ma asettico; a fianco infatti di una purezza formale anche data dall’ottima produzione di Tue Madsen, non riusciamo a trovare “sentimento” in queste dieci tracce (la copertina diventa ironicamente molto rappresentativa della musica contenuta in questo CD).
I Boil rimangono un gruppo sufficientemente interessante la cui proposta in questo 2010 sta al crocevia tra l’alternative ricercato e abusato dei Tool ed un prog raffinato quanto ordinario: così descritto il sound sembrerebbe più appetibile di quello che è in realtà (ovviamente con qualche eccezione come “Quiet Hours” “Dead Inside” che ricordano i Porcupine Tree dell’ultimo “The Incident”); la voce del cantante Jacob Løbner è in alcuni passaggi particolarmente espressiva mentre in altri troppo monocorde lasciandosi trasportare dalle linee melodiche senza cercare di emergere con strofe e refrain degni di nota. Onesti e nulla più per il momento.