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01. Bullshit Has No Sound
02. Gimmie Gimmie
03. Got No Money
04. Surgical Smile
05. Bring Me Home
06. Charade
07. The March Of Misery
08. Swangsta Gangsta
09. Rescue Me
10. Lucifers Lunch
11. Let Go
12. Cold Turkey

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WEAPON HEAD

"Surgical Smile"

Autoproduzione
2010
voto: 7
Weapon Head @ MySpace
23/07/2010
Steve Bishop, Dave Bishop, Boris Billing e Drew Allen sono i componenti del gruppo australiano dei Weapon Head, recentemente approdati sul mercato con “Surgical Smile”, album di debutto, uscito a distanza di quattro anni dal loro lavoro autointitolato. La band sconosciuta qui ai più, ha avuto anche la fortuna di poter aprire per nomi importanti, come i Black Sabbath e Alice Cooper nel 2007 al Locobazooka festival in America, grazie ad un passaparola mediatico sul loro sito web. Ora si ripresentano con questi undici pezzi nuovi di zecca più una cover, che hanno il merito di spaziare ampiamente tra vari stili e generi, creando una miscela musicale singolare, che potrebbe abbracciare un diverso range di ascoltatori, che va dal rockettaro duro e puro, al fan dell’alternative e perfino agli amanti del retro pop di fine anni 80. Ad esempio il primo brano “Bullshit Has No Sound”, già dal titolo è tutto un programma, sembra uscito dalla penna dei primi Foo Fighters ed è un bel pezzo dinamico e grintoso, “Got No Money”, invece, è riconducibile a sonorità care al mondo del nu-metal e in più occasioni, viene in mente il nome dei Limp Bizkit, soprattutto per il cantato rappato e l’energia che trasuda da ogni singola nota. “Surgical Smile” è invece il pezzo più insolito e particolare del lotto, con quel retrogusto pop e melodico che mi ha fatto ricordare i Duran Duran degli anni ottanta, quelli dei tempi d’oro, specialmente vocalmente le similitudini sono evidenti e anche le atmosfere evocate, sono proprio riconducibili alla band di Simon Le Bon e soci. Andando avanti con l’ascolto di “Surgical Smile”, la prevalenza dei brani comunque è incentrata su un’alternative di stampo americano, molto orecchiabile, con dei pezzi in cui le sonorità grunge fanno capolino, come nel caso di “Lucifers Lunch”, oppure brani prettamente rock, che trasudano energia e perdizione come la splendida “Charade” . In chiusura troviamo anche una cover di “Cold Turkey” di John Lennon, che non aggiunge e toglie nulla a quanto di buono già ascoltato in precedenza. Sicuramente un gruppo di cui si sentirà parlare anche in futuro e a cui bisogna assolutamente dare una chance.


Eva Cociani
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