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01. Victim Of Changes
02. The Ripper
03. Dreamer Deceiver
04. Deceiver
05. Prelude
06. Tyrant
07. Genocide
08. Epitaph
09. Island Of Domination
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JUDAS PRIEST |
"Sad Wings Of Destiny" |
| Gull Records |
| 1976 |
| voto: n.d.
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| Judas Priest |
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08/02/2010
L’album della svolta. Con un taglio repentino verso il rock hippie dell’esordio, i Judas Priest di “Sad Wings Of Destiny” cambiano rotta, elaborando un sound ispirato dai Black Sabbath ma in una versione più marcata (heavy): finalmente l’apporto delle due chitarre porta i suoi frutti. La copertina del nuovo album è tra le più affascinanti della storia del metal: l’immagine di un angelo accovacciato tra le fiamme dell’inferno trasmette una sensazione mista di angoscia ed eleganza. Non si capisce per quale motivo non sia riconosciuto tra i capisaldi degli album doom metal, “Sad Wings Of Destiny” è una pietra miliare del suono più oscuro e pesante, ogni passaggio vibra nell’aria un pathos gelido, a tratti glaciale, con la voce di Halford protagonista assoluta. Non vi sono sperimentazioni, l’heavy metal dei Judas Priest nasce da questi solchi: potente oscuro e dinamico. “Victim Of Changes” è un proclama, quasi otto minuti di passione metallica, ove Rob Halford si inerpica su tonalità siderali, mentre la copia Downing/Tipton emerge per classe e tecnica: formeranno la coppia per eccellenza del panorama hard & heavy, per almeno tre decenni. “The Ripper”, perla horror metal, è perfetta tra cambi di tempo e riff ad alta tensione, Halford è sublime, capace di modulare la voce a proprio piacimento. Con “Sad Wings Of Sanity” i Judas affrontano temi musicali che non verranno più ripetuti in seguito, la cupa “Dreamer Deceiver” nasce da una chitarra acustica, “Prelude” è un breve intermezzo al pianoforte (!), mentre “Tyrant” è un altro classico dei JP che troverà il suo splendore sul live “Unleashed In The East” del ’79. Con “Epitaph” si ascolta Halford come non lo avremmo più ascoltato, una canzone per voce e piano vagamente soul, con armonie vocali degne dei Queen, che sfuma nella conclusiva “Island Of Domination”. Da segnalare il primo cambio nella line up dei Judas alla batteria, situazione che si protrarrà per qualche anno, Alan Moore siede dietro le pelli al posto di John Hinch. Notare come moltissimi gruppi metal, da “Sad Wings Of Destiny” in avanti, troveranno il nome ispirandosi alle canzoni dei Judas Priest. Registrato al London’s Morgan Studios nel dicembre del ’75 e pubblicato nel marzo del ’76, i Priest supportano il secondo album con un intenso tour, alla fine del quale firmeranno un nuovo contratto con il colosso discografico della CBS/Columbia.
Un angelo metallico è caduto sulla terra
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| Stefano Giacometti |
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