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01.Poppy Day
02.Regal Zone
03.Placebo Effect
04.Icon
05.Premature Burial
06.Playground Twist
07.Mother / Oh Mein Papa
08.The Lord’s Prayer

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Homepage | Recensioni | SIOUXSIE AND THE BANSHEES   

SIOUXSIE AND THE BANSHEES

"Join Hands"

Polydor
1979
voto: n.d.
Siouxsie And The Banshees @ MySpace
04/02/2010
“Join Hands” è il manifesto post-punk dei Siouxsie And The Banshees. Uscito nel 1979, a un anno di distanza dall’emblematico “The Scream”, questo album crudo e pieno di spigoli riprende il nichilismo del punk inglese in una musicalità tagliente e aggressiva, ma la forma canzone si fa più complessa e trasforma l’assalto a capofitto in melodie nervose e lacerate.
Non mancano il sax né sinistri sintetizzatori a rendere il sound più sfaccettato, sebbene l’opener “Poppy Day” possa spiazzare nella sua essenzialità. Se ci concentriamo però su “Placebo Effect” e “Premature Burial”, notiamo come le song siano più mature rispetto all’esordio e nelle loro abrasive parti di chitarra lascino spazio con naturalezza ad arrangiamenti ricercati.
In questo senso la funerea ballad “Icon” è simbolica, insieme a “Regal Zone” che, pregna di rabbia, chiama in causa gli incubi di Ian Curtis. “Playground Twist” è orecchiabile e dunque scelta come singolo, ma claustrofobica nella voce trascinata ed esasperante di Siouxsie Sioux. Il disco però ruota attorno alla suite finale “The Lord’s Prayer”, un brano onirico e surreale riesumato da una esibizione dal vivo che la band tenne nel 1976. All’epoca i nostri si esibirono al “100”, un club londinese (con loro c’era anche un certo Sid Vicious) e proposero una inascoltabile canzone di quasi 15 minuti, un’accozzaglia di rumori che voleva essere una blasfema rivisitazione della preghiera cristiana. Pensate che Steve Severin aveva iniziato a suonare il basso solo il giorno prima…Da quel rumore nacque qualcosa di grande e la canzone, tre anni più tardi, si trasformò in una litania solfurea e annichilente. “Join Hands”, che nel titolo richiama appunto l’atto della preghiera, è riassunto in quella diabolica traccia, testimone di una genialità compositiva che non avrebbe tardato ad emergere.


Andrea Sacchi
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