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01.Jesus Frankenstein
02. Sick Bubble-Gun
03. What?
04. Mars Needs Women
05. Werewolf, Baby
06. Virgin Witch
07. Dream Factory
08. Burn
09. Cease to Exist
10. Werewolf Women of the SS
11. The Man Who Laughs
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ROB ZOMBIE |
"Hellbilly Deluxe 2: Noble Jackals, Penny Dreadfuls And The Systematic Dehumanization Of Cool" |
| Roadrunner / Warner |
| 2010 |
| voto: 5,5
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| Rob Zombie @ MySpace |
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30/01/2010
Dopo il modesto “Educated Horses”, Rob Zombie torna sul mercato discografico con un nuovo album dal titolo altisonante, proposto come ideale seguito di un lavoro divertente e geniale come “Hellbilly Deluxe”, uscito ormai dodici anni fa.
E di altisonante, in questo “Hellbilly Deluxe 2”, purtroppo abbiamo solo il titolo. Nulla a che vedere con le ricerca sonora del predecessore, un’opera che chiamava in causa il punk, la darkwave e le sperimentazioni dei Ministry e dei Nine Inch Nails combinando il tutto a una vena grottesca e volutamente esagerata. Ricordiamo brani come “Superbeast”, “Living Dead Girl”, “Spookshow Baby” o il trascinante singolo “Dragula”, trasmesso a rotazione anche da MTV e ballato in tutti i club.
Come dicevamo, “Hellbilly Deluxe 2” di emozioni ce ne regala proprio poche: nonostante venga ripreso quell’immaginario da B-movie un po’ naif, solido bacino sul quale Rob ha costruito tante buone canzoni, questo album offre un industrial rock scialbo e avaro di sorprese. I brani scorrono via in modo piuttosto anonimo e non solo mancano le idee vincenti, ma pure quei refrain ariosi e irresistibili a cui il barbuto rocker ci aveva abituati. E una volta letti i titoli, non si può nemmeno affermare che Rob Zombie abbia voluto cambiare senso di marcia e dedicarsi all’introspezione, il panorama lirico è sempre quello. Alcuni brani riescono per lo meno a intrigare grazie ai ritmi accessibili e tutto sommato divertenti, come “What”, “Virgin Witch” e “Werewolf Woman Of The SS” (benché venga inutilmente tirata per le lunghe con un assolo di batteria fuori luogo…), per il resto, sembra che il buon Rob abbia preso una manciata di pezzi tappabuco composti in più parti della propria carriera e li abbia risuonati, ri-arrangiati e buttati nel mucchio tanto per fare numero.
Chi si aspettava un ritorno in grande stile resterà deluso, “Hellbilly Deluxe 2” è l’esempio lampante di come i sequel, spesso e volentieri, siano del tutto inutili.
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| Andrea Sacchi |
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