29/01/2010
Qualcuno deve aver ricordato gli Overkill di essere un gruppo metal con i cosiddetti. Forse è bastato far riascoltare a Bobby “Blitz” e D.D. Verni le loro prime 5 uscite, forse è merito della scelta di appoggiarsi per la produzione ad un metal-maniac come Peter Tagtren o della rinnovata attenzione che il classico speed-thrash sta raccogliendo anche negli U.S.A., ma sta di fatto che la band di New York ha accantonato ogni velleità di revisione moderna del proprio stile e ha puntato dritto sul sound che ha contrassegnato gli inizi della carriera. Una sterzata all’indietro che non abbraccia solo la tipologia di produzione (comunque potentissima e tagliente, con finalmente le chitarre in evidenza), ma anche la pratica di composizione. Clamoroso il caso di “Bring Me The Night”, brano speed metal assolutamente in linea con la vecchia scuola americana figlia della NWOBHM, ma un po’ dappertutto si respira un’aria dannatamente ottanta. Con risultati scontati finché vi pare, ma pur sempre in grado di solleticare le giuste corde. In particolare restano subito impressi brani come “The Green And Black”, lunga ed elaborata metal-suite in cui la band racchiude i fondamenti di un’identità musicale , e “Ironbound”, up-tempo tritasassi come si conviene ad una song con tale titolo. La sostanza è di quelle ben note: riffing serrato, cambi di tempo, assoli fulminanti e inserimenti più melodici dai toni comunque tenebrosi. Un canovaccio che si ritrova esposto in tutte le sue variazioni nel resto della scaletta, senza mai la tentazione di uscire dal seminato. Tanto che se la band dovesse confessare di aver semplicemente riperso e rivisto una manciata di pezzi accantonati tra il 1985 e il 1991, nessuno potrebbe obiettare. In fondo non vi aspetterete veramente che siano “vecchietti” come gli Overkill a indicare nuove strade? Loro fanno quello che sono capaci e in questo caso lo fanno davvero bene. Se cercavate qualcosa di diverso avete semplicemente sbagliato indirizzo.
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