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Homepage | Interviste | SHINING LINE   
08/07/2010

SHINING LINE

New AOR sensation!

Con un'etichetta italiana a fare la parte del leone della rinascita dell'AOR in Europa, era solo questione di tempo prima che un progetto di questo tipo prendesse forma. Gli Shining Line, progetto del nostro collega di Hardsounds Pierpaolo Monti e di Amos Monti, deve tuttavia molto del suo venire alla luce alla passione dei suoi due propulsori, che hanno scritto melodie memorabili per uno dei migliori album di questo genere musicale degli ultimi anni. E proprio Pierpaolo Monti ha molte cose interessanti da raccontarci sul "dietro le quinte" di quest'avventura.

Prima di tutto complimenti per l'album, preziosa dimostrazione di come anche in Italia si possa dar vita ad un grande esempio di rock melodico. La cosa più interessante da sapere, forse, è qual è stata la genesi: quanto tempo fa è partita l'idea? Come si è sviluppata?
“Innanzitutto grazie per le belle parole e soprattutto per questa intervista, per noi è fonte di grande orgoglio avere la possibilità di apparire qui sulle pagine di un portale storico come Metallus! Il progetto Shining Line ha mosso i suoi primi passi nella metà degli anni novanta, subito dopo la mia dipartita dai Sovversivo (band dedita ad un mix di elementi hard ‘n’ heavy di cui ero stato fondatore e con la quale ho avuto l’onore di aprire dal vivo per importanti nomi della scena heavy quali Virgin Steele, Omen, Labyrinth ed Extrema), che avevo scelto di abbandonare per dedicarmi alla composizione e all’arrangiamento di brani inediti dei miei generi preferiti: AOR, hard-rock e rock melodico. Allo stesso tempo sono da anni parte dello staff della testata rock/metal online Hardsounds, che gestisco come caporedattore sin dal 2006: un’altra importante esperienza che mi ha permesso di conoscere l’ambiente musicale in profondità non solo dal lato dell’artista, ma anche da quello più squisitamente professionale e promozionale. Un giorno come tanti altri ho incontrato casualmente Amos (mio amico di infanzia) dopo diverso tempo senza contatti nel paesino in cui abitiamo, e abbiamo iniziato a discutere insieme sul fatto di provare una collaborazione proprio sui primi brani che avevo iniziato a scrivere in quel periodo. Ad Amos si è aggiunto poco tempo dopo il chitarrista Alberto Re, altro amico di lunga data, che ha dato un importante apporto compositivo al progetto pur senza poter prendere parte alle registrazioni del disco di debutto. Il progetto vero e proprio, in ogni caso, è nato con il coinvolgimento dell’ormai più che noto Alessandro Del Vecchio, il quale accettò di fare da timoniere in fase di produzione di una così importante avventura artistica, completata dalla presenza di due chitarristi professionisti quali Mario Percudani (Hungryheart) e Marco D’Andrea (Planethard). Una volta completata la backing band, abbiamo dato il via alle vere e proprie registrazioni del disco, contattando alcuni dei miei idoli assoluti della scena melodica, che si sono dimostrati interessati a partecipare al disco. Il resto è ovviamente storia…”

Come ti sei messo in contatto con cantanti e musicisti coinvolti nel progetto?
“Proprio grazie ad Hardsounds ero riuscito a costruire una valida rete di contatti, visto e tenuto conto che da sempre con la nostra testata abbiamo supportato anche diverse booking agencies del nostro paese: ciò mi ha permesso di essere in prima linea nell’organizzazione, in qualità di partner, di diversi spettacoli dal vivo, in particolare all’interno del rock/metal club Motorock As, purtroppo chiuso dallo scorso anno. Nel corso di questi spettacoli (e delle varie recensioni/interviste effettuate su Hardsounds) ho avuto il grande onore di poter comunicare direttamente con molti dei miei artisti preferiti, situazione che ha rappresentato senza dubbio il mattone di partenza del progetto Shining Line."

Quando hai composto i pezzi, avevi già in mente per la voce la persona cui poi ti sei rivolto?
“In alcuni casi sì, nel senso che brani come “Amy” o “Heat Of The Light” erano stati da me scritti con la chiara intenzione di contattare Harry Hess e Robin Beck come singers. Mi piace molto comporre con la precisa idea nella testa di quello che potrebbe essere l’interprete perfetto di quella musica, anche se in diversi casi mi capita di buttar giù delle songs pensando poi solo successivamente al giusto timbro vocale per interpretarle. Diciamo che sono due approcci differenti che mi piace comunque utilizzare quasi allo stesso modo.”

Tra le mie canzoni preferite, "Highway Of Love" e "Heat Of The Light": sono legate a qualche episodio in particolare?
“Per “Highway Of Love” c’è una simpatica storia dietro all’arrangiamento del pezzo, inizialmente diverso da quello che è presente attualmente su cd. Nel Gennaio 2009, infatti, mi recai a Monaco con alcuni amici per assistere al “Rock Over Munich” Festival, che vedeva gli svedesi Treat come headliner della manifestazione. Assistendo ai loro brani con avvolgenti intro di tastiere e susseguente “schiaffo” chitarristico ho subito pensato, in maniera naturale, che anche “Highway Of Love” avrebbe potuto giovarsi di un arrangiamento di questo tipo. Appena tornato a casa, ovviamente, ho subito chiamato al telefono Alessandro (Del Vecchio) annunciandogli che avremmo dovuto cambiare assolutamente la prima parte della song stessa, rendendola poi alla fine come nella versione che ora puoi ascoltare su cd… il mio profondo grazie per la riuscita del pezzo va quindi agli idoli di sempre Treat! “Heat Of The Light” è forse invece il pezzo a cui sono più legato dell’intero cd, scritto per il amico a quattro zampe Yuri, il quale mi ha lasciato dopo ben 16 lunghi anni trascorsi insieme. Ho sofferto così profondamente poche volte nella mia vita, e questo perché gli animali, quasi sempre, sanno insegnare agli esseri umani cosa significhi amare in maniera incondizionata e senza secondi fini. Ora con “Heat Of The Light” so che il ricordo di Yuri rimarrà vivo e scolpito per sempre nella mia memori, e ciò anche grazie alla incredibile performance vocale di Robin Beck, capace di raccogliere con la sua fenomenale interpretazione ogni singola emozione contenuta in questa canzone.”

Tra i pezzi di maggior respiro, invece, "The Meaning Of My Lonely Words", notevole anche per il gioco di voci. Puoi dirci qualcosa a proposito della registrazione di questo e di altri brani?
“"The Meaning Of My Lonely Words" è l’unico brano scritto da una persona esterna, e più precisamente dal mio caro amico Ivan Varsi, già membro della formazione partenopea degli Huddle (con cui ha inciso un demo diverso tempo fa). Ivan è uno di quei personaggi che ha dovuto sopportare sulle proprie spalle le difficoltà che la vita può importi, divenendo cieco nella sua fanciullezza a causa di una incurabile malattia visiva. Ciò nonostante ha combattuto da sempre contro questo suo status, imparando a suonare ottimamente la chitarra e non perdendosi mai d’animo nel creare nuova musica con il suo amato strumento. Del demo degli Huddle mi ricordavo proprio questa ballata di cui ero rimasto piacevolmente colpito, e per fare un regalo ad Ivan gli proposi di registrarla insieme per l’album degli Shining Line con un arrangiamento totalmente rinnovato, affidando le parti vocali ad una delle grandi voci del panorama melodico internazionale. Inutile dire che Ivan fu entusiasta di questa idea, ma ancora di più lo dimostrò dopo aver saputo che avevo contattato niente poco di meno che Michael Shotton (Von Groove) per cantare il pezzo in questione, supportato dagli avvolgenti cori di Alessandro Del Vecchio ed Elisa Paganelli, una delle voci femminili più interessanti del panorama musicale nostrano. Non posso far altro che sottolineare di essere rimastii assolutamente estasiati dal risultato finale che abbiamo ottenuto!
In “This Is Our Life”, invece, la particolarità risiede nel fatto di aver coinvolto, tutti insieme, molti dei miei singers preferiti della scena hard-rock, tutti riuniti all’interno dello stesso brano! Per i dettagli sulla line-up completa dei singers, vi rimando al nostro Myspace ufficiale www.myspace.com/shiningline!”

Le tre parti che compongono “Under Silent Walls” sono qualcosa di profondamente diverso rispetto al resto dell’album...
““Under Silent Walls” è sicuramente un trittico atipico per quanto riguarda un album di classica estrazione AOR, una suite che comunque, insieme al primo chitarrista Alberto Re, abbiamo deciso di comporre per dimostrare che queste sonorità possono coprire anche sfumature sonore con strutture strumentali maggiormente elaborate, e non appianate sui tipici schemi compositivi nella sequenza strofa/ritornello/ strofa/ritornello/assolo/ritornello/fine del mondo melodico. Il risultato è incanalato in una suite divisa in tre parti, di cui la prima e la terza strumentali (non esuli da taluni echi progressivi) e che ha potuto giovarsi, nel secondo capitolo, della immensa classe vocale di un grande della scena hard melodica come Michael Bormann. La sua è stata una prestazione semplicemente sensazionale, in particolare per le backing vocals “killer” che è stato in grado di inserire all’interno dei vari ritornelli!”

Se bisognasse scovare un difetto, nell'album, questo potrebbe essere la lunghezza: hai utilizzato tutti i pezzi che avevi? Hai pensato di tagliarne qualcuno?
“Quello della lunghezza dell’album è stato un “difetto” segnalatoci da molti, anche se personalmente su questo aspetto mi trovo senza dubbio in perfetto disaccordo. Da fan in primis di questa musica, infatti, mi capita spesso di acquistare album di una quarantina di minuti scarsi coi prezzi che ben conosciamo per i cd, mugugnando un po’ perché sinceramente avrei preferito avere un minutaggio più corposo per quanto appena acquisito. Visto che ogni fan deve sborsare una cifra che può anche superare i 15 euro per un nuovo album, mi sembra giusto dare in primis valore al suo denaro offrendogli una quantità di musica che possa essere apprezzata nella sua totalità, magari non subito e anche nel tempo, tentando di renderlo soddisfatto di quanto investito dal proprio portafogli. Ad ogni modo, nonostante la lunghezza del cd, abbiamo dovuto tralasciare un brano dal titolo “This Is Our Life”, che sarà comunque presente nella versione nipponica del cd a cui stiamo lavorando proprio in queste settimane, apparendo in qualità di bonus track alternativa al posto di “Follow The Stars” (bonus track esclusiva del mercato europeo con Phil Vicent alla voce).”

C'è qualcuno, tra gli ospiti dell'album, cui tenevi particolarmente? E qualcuno che avresti voluto ma non ha potuto essere della partita?
"Beh come avevo accennato poco fa, avrei sicuramente fatto carte false per tentare di coinvolgere Robin Beck e Harry Hess, visto che avevo scritto quei pezzi appositamente per loro. Ma anche altri singers come Michael Bormann e Mikael Erlandsson erano dei miei veri e propri pallini, che sono stato ONORATO di essere riuscito a coinvolgere in questo mio sogno lungo un’intera vita! Purtroppo abbiamo avuto anche diverse defezioni da parte di alcuni altri ospiti, uno dei quali ad esempio Bob Catley, che a mio grandissimo malincuore ha dovuto rinunciare a causa dell’imminente promozione dell’ultimo album dei Magnum, che è stata supportata anche da un lungo tour europeo. La mia speranza è di coinvolgerlo (come molti altri!) all’interno di un possibile secondo capitolo, che potrà concretizzarsi o meno a seconda della risposta del pubblico al cd di cui abbiamo sin qui disquisito."

Ci sono possibilità di veder suonare questi pezzi dal vivo, in un prossimo futuro?
“E’ una domanda interessante, che ci è stata posta da molti tra fan, addetti ai lavori e semplici curiosi. La mia risposta è che Shining Line è un progetto formato innanzitutto da una backing band, di cui fanno parte, oltre a me ed Amos, anche tre veri e propri professionisti dei propri rispettivi strumenti come Mario Percudani, Marco D’Andrea ed Alessandro Del Vecchio. Se poi si mette anche in conto che Alessandro (come già intravisto nei suoi grandi Edge Of Forever) è anche un singer dalle enormi abilità e dalla classe sopraffina, beh allora in caso di proposte realmente interessanti…”

Hai già in mente altri progetti?
“Per il momento la priorità numero uno è dedicarsi in toto alla promozione di questo debut, che per me rappresenta il vero e proprio raggiungimento di un obiettivo sospirato per una vita intera. Per il resto ovviamente il mio sogno rimane quello di aver la possibilità di collaborare con molti dei miei idoli della scena melodica, per cui se qualcuno di questi ha apprezzato quanto fatto all’interno degli Shining Line e fosse alla ricerca di una partnership musicale di qualsiasi tipo, beh inutile dire che l’onore sarebbe tutto mio!”


Giovanni Barbo
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