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Homepage | Interviste | FRONT LINE ASSEMBLY   
21/06/2010

FRONT LINE ASSEMBLY

Improvvisazione e libertà

Il ritorno dei Front Line Assembly di Bill Leeb è all’insegna della più totale duttilità. Ci sono voluti quattro anni per completare i lavori su “Improvised Electronic Device”, di certo il disco più fresco della band degli ultimi anni, in cui il trademark dei veterani dell’industrial è inconfondibile ma altrettanto la voglia di stare al passo con i tempi. Ne esce un prodotto che piacerà sia ai brizzolati sia alle nuove leve dell’electro-goth, il che non è poco. Noi abbiamo scambiato quattro chiacchiere con la band e appreso qualche particolare in più sulla nuova fatica.

Un titolo come “Improvised Electronic Device” lascia supporre una certa improvvisazione e una totale libertà durante la composizione dell’album. E’ andata così?
“Il titolo ha un doppio significato e riguarda il fatto che i Front Line Assembly cercano sempre di stare in contatto con la realtà che li circonda, con tutto ciò che accade oggi nel mondo. Vogliamo che la nostra musica rifletta tutto questo e che lo rifletta globalmente. Sentiamo i nostri synth come la rappresentazione di “strumenti elettronici improvvisati” perché è il modo in cui li usiamo per fare emergere il nostro punto di vista. Cerchiamo di utilizzarli in un modo differente da quello in cui sono impiegati solitamente. E allo stesso tempo lavoriamo improvvisando e in assoluta libertà.”

Il nuovo album arriva quattro anni dopo “Artificial Soldier”. Si tratta solo del giusto tempo di attesa o qualcosa ne ha comportato il ritardo?
“Per qualche ragione questo disco ha necessitato di un tempo più lungo di tutti gli altri su cui abbiamo lavorato, abbiamo impiegato una vita ma proprio per questa ragione è come se il tempo non fosse stato affatto necessario. Il fine ha giustificato i mezzi.”

L’album è muscolare, c’è un feeling oscuro ma anche dei pezzi ballabili. Questa commistione con il metal poi, lo rende appetibile anche per un pubblico al di fuori della cerchia electro-goth e industrial. Cosa ne pensi?
“Ci piace attribuire a questo disco un forte valore artistico ma ci sono anche diverse influenze e punti di vista, uno per ciascun membro della band. Credo però che non abbiamo mai perso l’obiettivo di creare qualcosa che fosse molto oscuro e atmosferico, mantenendo integra la sua intensità.”

Leggendo le note promozionali, apprendo che la titletrack è stata per voi una sorta di composizione sperimentale. Vuoi spiegarti meglio?
“E’ stato il primo brano che abbiamo composto in 5/4. Chris Peterson ha iniziato a segnare il tempo, noi lo abbiamo seguito aggiustando tutti gli strumenti e alla fine ne siamo usciti con una traccia nuova, con un qualcosa che non avevamo davvero mai fatto. E’ stato una sorta di nuovo inizio per noi. Inoltre abbiamo notato come la canzone suonasse pesante, una qualità che ci è piaciuta da subito.”

“Angriff” è il brano che più ho apprezzato, è oscuro e affascinante. Perché la Russia è stata una fonte di ispirazione nella stesura delle liriche?
“Il fatto che mia madre sia nata e cresciuta laggiù e che sia dovuta andare via durante la guerra, ha significato molto per me quando sono stato in Russia per la prima volta. E’ stato come se stessi tornando a casa da qualcuno a cui tenevo veramente. Quando arrivi in Russia per la prima volta, vedi dei monumenti e delle statue estremamente simbolici. Si potrebbe tracciare un parallelo tra loro e i Front Line Assembly, perché anche il nostro immaginario è simbolico. Un posto freddo e rigoroso dalla storia tormentata.”

Sul brano “Release” appare Justin dei 3 Inches Of Blood, come siete giunti a questa collaborazione?
“Quella è la prima canzone per questo album a cui io e Jeremy abbiamo iniziato a lavorare alcuni anni fa. E’ la prima volta che abbiamo lavorato con Justin, lui è un amico della band. Siamo suoi amici perché suo fratello ha suonato la batteria negli LSD, la prima band di Jared nonché quella attuale di Jeremy. Ci siamo trovati molto bene con Justin e i risultati sono stati buoni.”

E oltre a questa canzoni, proseguirete le contaminazioni con il metal, cosa a cui non siete nuovi?
“Ci sarà sempre un filo rosso tra noi e il metal, adoriamo la musica dura e cangiante. Sono certo che i nostri sentieri si incontreranno sempre in qualche modo.”

Perché avete scelto “Shifting Through The Lens” come singolo?
“La canzone è facilmente inquadrabile come la più ballabile dell’album. Quando una canzone ci garantisce dei passaggi promozionali, la scegliamo immediatamente come singolo e crediamo che questo pezzo sia perfetto come tale.”

A proposito, le note promozionali parlando di quel pezzo dicono che lasci una strana sensazione, come se stessimo guardando attraverso il buco di una serratura e vedessimo qualcosa di inaspettato. Cosa significa questo?
“Il feeling che vogliamo comunicare con questo pezzo è la vita in un mondo sotterraneo. Da questo mondo, abbiamo immaginato di guardare il mondo soprastante attraverso una lente di vetro e di poter vedere tutto quello che viene nascosto. In fondo siamo tutti dei perversi esistenzialisti e il peccato è soltanto un'altra forma di redenzione.”

“Laws Of Deception” parla del potere dei media. Sono curioso di sapere qual è la vostra opinione su questi cosiddetti reality shows che tanto successo riscuotono tra la massa…
“Penso che i reality shows siano soltanto una fonte di miseria. La gente dovrebbe vivere la propria vita anziché costruirsene una osservando freneticamente quella di una altro. Questo tipo di realismo è distorto e nocivo, può portare solo a un triste epilogo. Ognuno dovrebbe pensare a sé stesso, porsi domande su tutto e abbattere il sistema.”

La canzone “Afterlife” ha un significato molto personale, leggo…e compare una chitarra acustica. Un altro esperimento?
“La canzone presenta un testo davvero molto personale, volevo scriverlo da tempo ma c’è voluto parecchio coraggio. Parla di mio padre, che è morto da tanto tempo. Purtroppo ho potuto stare con lui solo per un breve periodo della mia vita perché un cancro lo ha portato via, facendomi rendere conto quanto la nostra esistenza sia fragile e incerta. La chitarra acustica è un elemento nuovo nel nostro sound, da al tutto un senso di angelico e pacifico, finale ideale per la costruzione melodica del pezzo.”

Sulla canzone “Stupidity” troviamo un altro ospite, l’ex-Ministry Al Jourgensen. Come siete entrati in contatto con lui?
“Jeremy è stato in tour con il suo side-project LSD e i Revolting Cocks e ha instaurato un rapporto di amicizia con Al e Angie. Poi Bill ha chiesto a Jeremy se Al fosse interessato a contribuire al nuovo disco. Al ha risposto affermativamente, gli abbiamo mandato la canzone che avevamo in mente e a lui è piaciuta. Poi ha scritto il testo e si è occupato della produzione. Il resto è storia. Con la morte di Danny della Wax Trax, abbiamo sentito entrambi un legame, perché sia i Ministry che i Front Line Assembly erano sotto contratto con la Wax Trax dai loro inizi. La collaborazione è un omaggio all’etichetta scomparsa.”

Le liriche toccano molti argomenti ma sembra che predomini un velo di pessimismo, è così?
“La stessa “Stupidity” parla degli eccessi consumistici degli americani sovrappeso che vanno nelle mall per consumare ancora di più. Nella canzone diciamo che c’è solo un sistema per far fronte a questo (“If that is what is required”). Cresce sempre più la cultura occidentale, dove il vero eccesso è la legge e l’obesità è la conseguenza di questa generazione. Dovremmo fermarci e chiederci: non è abbastanza?”

Sulla copertina del Cd è raffigurato un soggetto biomeccanico. Da dove arriva l’idea?
“Dave MacKean, che è il responsabile del nostro art work, è da sempre considerato un membro della band. La cosa bella con Dave e che ogni volta che lo chiamo e gli dico che abbiamo bisogno di una copertina per un nuovo album, lui ha tutto il campo libero per maturare idee personali. E anche se può sembrare strano, ogni volta arriva con un soggetto che riflette al meglio quello che stiamo facendo. Non smetteremo mai di lavorare in questo modo finché i risultati saranno così buoni.”

Non ultimo, vuoi dirci qualcosa sul vostro imminente tour?
“Questa domanda me la fate ogni volta e onestamente mi lascia un po’ perplesso perché l’apparire dal vivo non dovrebbe essere l’obiettivo principale di una band, dovrebbe essere piuttosto il modo di suonare e l’interazione con il pubblico. In passato abbiamo speso tempo ed energie sull’approccio visuale ma questa volta non sarà così. Dopo vent’anni sarà stimolante non avere alcuna scenografia sul palco e lasciare che la band si concentri esclusivamente sul suo spettacolo piuttosto che su quello che sta alla spalle. In ogni caso non vediamo l’ora di suonare i pezzi del nuovo album e di mixarli con molti classici.”


Andrea Sacchi
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