I lucani Ecnephias sono ormai una sicurezza nel panorama italiano. Il nuovo album “Ways Of Descention” prosegue il ricercato connubio tra il metal estremo, la tradizione italiana, la cultura e i profumi del Mediterraneo. La band mai come oggi fa leva sulla teatralità della sua proposta e ci racconta una favola nera. La parola al vocalist Mancan.
Per prima cosa ti chiedo di presentare “Ways Of Descention” ai lettori di Metallus.it. Quali passi in avanti pensi che siano stati fatti rispetto alle vostre uscite recenti?
““Ways of Descention” – Descention è un gioco di parole tra “descension” e “ascention” come ad indicare una salita nella discesa, un’ascesi nella caduta – è anzitutto un concept spirituale ruotante sulla figura del monsignor Benedetto, protagonista delle liriche dei brani, prete occultista del 1700 italiano. E’ un disco che, quindi, va compreso interamente nel suo forte legame tra testi e musica. I passi in avanti non sono pochi: maggior compattezza sonora, coerenza stilistica, una voglia di sperimentare maggiormente con la lingua italiana, una produzione nitida e potente. C’è una evidente consapevolezza dei propri mezzi. Poi il passo importante con la firma tra noi e Code666 records, appoggiata dall’ottima distribuzione Audioglobe e Soul-Food.”
Dal mio punto di vista il nuovo album, pur mantenendo intatto il trademark degli Ecnephias, suona leggermente più melodico e curato negli arrangiamenti che in passato, sei d’accordo?
“Assolutamente. La melodia per noi è fondamentale, altrimenti non si avrebbe musica. Ci sono diversi passaggi, strofe e refrains che presentano marcate melodie, tra il gotico e il dark, mantenendo intatta la potenza e la cattiveria complessiva. I primi tre brani sono, per la precisione, i più violenti del lotto ed anche i più estremi. Il resto ondeggia tra mid tempos, doom e ritmi più heavy oriented. E’ una scelta precisa e voluta.”
In questo senso, dal mio punto di vista le band di metal estremo che provengono dal bacino mediterraneo possiedono una marcia in più, quella di combinare il genere al calore e alla cultura sud europea. Vi ritrovate nella mia affermazione?
“Certo, i nostri padrini spirituali sono bands quali Moonspell, Rotting Christ, Septic Flesh, Necromass e acts simili. Noi abbiamo, come scena, delle carte in più da giocarci: l’inferno è caldo, suadente, fascinoso e geograficamente si trova a “sud”. Con il massimo rispetto per la scena norvegese e svedese, in generale nordica, s’intende! Però noi siamo fieri della nostra collocazione culturale e artistica. Non tutti possono comprendere questo ragionamento e il senso di uno stile ma a noi basta che sia compreso da chi “deve” e “può”. I pochi ma capaci.”
“Ways Of Descention” è un concept relativo alla misteriosa figura dell’abate Benedetto. Vuoi parlare di questo personaggio? Avete compiuto particolari ricerche per la stesura dei testi?
“Si, archivi comunali, archivi di parrocchie, testi antichi e recenti. La storia unisce leggende e fantasia su un nucleo storico ben preciso. Il terremoto del 1456 distrusse gran parte dell'Abbazia e i religiosi che vi dimorarono furono costretti ad abbandonarla. Tuttavia essa, si vocifera nei racconti, fu sede di un gruppo di clericali e monaci occultisti tra cui tale Benedetto, personaggio nerboruto e spaventoso, "il monsignore" come lo chiamavano nel vicino borgo. Egli sacrificò vergini e bambini, officiò rituali segreti e blasfemi tanto da richiamare l'interesse dei vescovi della regione che, in poche settimane, chiusero e sconsacrarono definitivamente l'abbazia. Sempre pendente tra il bene e il male, ma più propenso verso l'abisso dell'occulto, il monsignore stringerà un patto satanico che lo accompagnerà fino alla follia e alla morte. Non c’è morale in questa storia, ma narrazione.”
Ho trovato molto particolare un brano come “Il Nostro Patto”, forse il più teatrale mai composto dalla band. Le sue atmosfere mi hanno per certi versi ricordato la cinematografia horror di Pupi Avati. E’ possibile?
“Non solo è possibile, è così. Pupi Avati è omaggiato in quel brano con alcune frasi e citazioni dal suo capolavoro “L’arcano incantatore”, film antiamericano per eccellenza, di gusto italiano ed europeo, pochi effetti ma tanto stile. Il brano è teatrale, simile ad “Ave Maestro” del precedente Ep “Haereticus”. Oramai è una consuetudine concludere con una “operetta” ogni singola uscita. Ti ringrazio per averlo ricordato.”
Mancan, la tua esperienza ti ha portato a dividere l’impegno negli Ecnephias con svariate band che toccano differenti generi, dall’heavy classico al black metal. Ti consideri un artista completo sotto questo punto di vista? Quali generi e quali band annoveri tra le tue preferenze?
“Anzitutto non credo di essere un artista, per me artista è una parola davvero importante e grande che mi riporta alla mente solo i geni della musica classica o della pittura dei secoli scorsi. Io sono semplicemente un cantante e compositore metal a 360 gradi, ho cantato e canto di tutto, con una certa fantasia personale. Non mi pongo limiti e non ho quella mentalità – per fortuna in corso di estinzione - che mi fa dire “se faccio black non posso fare altro”. La musica è arte e l’arte non deve avere limiti di ricerca e di esplorazione. In tal senso – e mi ricollego alla seconda domanda – apprezzo chi sperimenta con intelligenza: Attila Csihar ad esempio, gli Akercocke, i Moonspell, Ihsahn, Satyricon. Alla base c’è tanto buon heavy metal così come tanto dark rock, doom e progressive, ma questo è d’obbligo. Faccio un esempio per tutti i lettori: a mio modo di vedere mette molto più i brividi una traccia tratta da “Voodoo” di King Diamond che una dei recenti Dark Funeral. Il concetto di musica diabolica o satanica è molto ambiguo e spesso una melodia sinistra può essere raccapricciante più di un riff monolitico unito ad un blast beat.”
Ways Of Descention” è il vostro primo album per Code666, siete soddisfatti del deal?
“Siamo contenti di aver firmato per loro, si stanno dimostrando – come da fama - professionali, precisi e puntuali sotto ogni riguardo. Soddisfatti lo diremo alla fine della promozione del disco, ma le premesse sono più che buone. Questo disco necessita di un grande investimento di forze, non è facile imporre una band come la nostra in un mercato saturo e in declino di vendite.”
All’indomani dell’uscita degli album, mi pare di capire che i feedback raccolti siano in massima parte positivi. Sei soddisfatto? Ci sono anche delle voci fuori dal coro a cui vorresti rispondere qualcosa?
“Si, sul nostro sito www.ecnephias.com si possono leggere le recensioni di ogni album, compreso l’ultimo, dal 2006 ad oggi. La quasi totalità della critica ci elogia apertamente, e ne siamo contenti, mentre una minoranza esigua ondeggia tra l’incomprensione della nostra proposta e la critica da “bar dello sport”. Noi siamo soddisfatti così perché non si può piacere a tutti, è giusto e normale. Alle voci fuori dal coro ho già risposto, non ho peli sulla lingua. Se un recensore scrive, ad esempio, che la mia voce o le tastiere non gli piacciono io gli dico “Ok, de gustibus” e lo ringrazio pure. Se invece scrive che suoniamo come i Black Funeral (con tutto il rispetto per loro) o che la musica è di scarsa qualità od originalità o che non comunichiamo emozioni e via discorrendo io lo rispondo per le rime, in quanto non trovo giusto che un lettore sia condizionato da una critica iniqua e fuorviante. C’è bisogno di competenza ed obiettività, qualità che spesso mancano negli addetti ai lavori. Se poi aggiungiamo un certo sport di moda, quello di denigrare chi ha personalità, beh il cerchio si chiude.”
Come vi state muovendo sul versante live in questo periodo?
“In attesa di proposte per la stagione prossima. Al momento è tutto fermo e soldi alle agenzie-truffa non ne vogliamo regalare. Chi ci vuole ci chiama. Ad ogni buon conto, la dimensione da “camera” ci va anche bene, per noi conta creare il giusto feeling tra noi e chi ci segue. Poi, onestamente, la nostra è musica che dal vivo può perdere invece di guadagnare. Mi riferisco ai tanti arrangiamenti e parti corali a sette ed otto voci che sono impossibili da riprodurre in uno show. Vedremo cosa fare tuttavia perché è importante promuoversi tramite live shows e tours, in Italia e fuori confine: per le vendite e per l’impatto che uno spettacolo può offrire a chi non ci conosce ancora.”
Non ultimo, un messaggio per i lettori di Metallus.it
“Metallus è una metal webzine di assoluto spessore, complimenti a voi e grazie a te Andrea per lo spazio concesso a Ecnephias. Ai lettori consiglio sempre di informarsi “metallicamente” su questo portale e, come di consueto, di acquistare i nostri dischi…se amate il lato melodico e fascinoso del metal estremo non ve ne pentirete! Horns!”
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