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Homepage | Interviste | EDGE OF FOREVER   
26/01/2010

EDGE OF FOREVER

Alessandro Del Vecchio

Risorti! Gli Edge Of Forever sono tornati più forti di prima, con una line up rinnovata e, soprattutto, con un album che supera ogni più rosea aspettativa: “Another Paradise”. Un’uscita importante per la nostra scena musicale, sia per i contenuti, ma quanto fossero capaci già lo si era capito con le due precedenti release, ma anche per essere riusciti a valorizzare il proprio lavoro, con una produzione di livello, finalmente, internazionale. Ascoltate “Another Paradise” e giudicate di persona.

Ciao Alessandro, ben tornato e complimenti per il nuovissimo album. Partiamo dal titolo “Another Paradise, perché la scelta di titolare l’album Altro Paradiso? Possiamo vedere “Another Paradise” come un nuovo inizio per gli EOF?
“Ciao Stefano "Another Paradise" e' assolutamente il simbolo di un nuovo inizio per gli Edge Of Forever, nuova line-up, nuova label e nuovo percorso artistico. Il disco in origine volevamo chiamarlo "Against The Wall" ma nel tempo l'idea di dichiarare il nuovo corso della band si è fatta decisamente forte e da qui il titolo dell'album. Il brano da cui abbiamo preso il titolo del disco parla della falsità, dell'ipocrisia e dell'anima marcia dietro il mondo in cui viviamo, del nostro rapporto omicida con la Terra e la Natura, della visione distorta delle religioni. Ma il titolo del disco assume per noi come band un urlare al mondo: siamo tornati, nuovi e pronti per essere al top!

Dalla MTM siete passati alla 7hard, altra etichetta tedesca che sembra puntare molto su di voi. Come si svolgerà il lavoro promozionale della 7hard?
“Il lavoro di 7hard è decisamente basato su una promozione a tappeto nel mondo non solo dell'AOR. In Germania, Austria e Svizzera la distribuzione è major, quindi toccheremo lidi anche nuovi per gli EOF. Abbiamo un buon budget promozionale che ci permetterà di fare tutto a dovere. 7hard ama noi e il nostro disco quindi stanno credendo e puntando su noi al 100%.

I primi due album furono pubblicati dalla MTM, successivamente fallita. Posso immaginare che i vostri anni di inattività siano stati una conseguenza del fallimento dell’etichetta. Foste soddisfatti del lavoro svolto durante la pubblicazione dei vostri primi due album?
“Finché MTM non si è bevuta il cervello in scelte a dir poco da suicidio, rappresentava il top per una band di hard rock melodico, più di Frontiers e di chiunque altro. La promozione per il primo disco era stata ottima con il nostro video in rotazione, interviste sui magazine ovunque, jingles radiofonici. Per il secondo disco, acclamato dalla critica oltretutto, non hanno mosso un dito pretendendo che si vivesse di rendita. Ci hanno ostacolato su un probabile tour in Giappone, si sono tenuti i nostri soldi, non ci hanno dato i resi di magazzino come da contratto, insomma: un vero disastro! La nostra apparente inattività come EOF non è dovuta a loro, bensì è stata dovuta soprattutto agli impegni miei e di Francesco Jovino con i vari Glenn Hughes, Ian Paice e U.D.O. In questi cinque anni ho prodotto diverse band, pubblicato un capolavoro di hard blues a nome Moonstone Project, fatto tour e suonato su tanti dischi. Il lavoro sul disco è durato due anni tra i mille impegni e pause lunghe anche mesi durante la produzione del disco.

Veniamo ad “Another Paradise”, in cui sei coinvolto sotto varie vesti: produttore, ingegnere del suono, tastierista, cantante ed autore. Ci avrei messo anima e corpo per realizzarlo! Soddisfatto? Quando ha iniziato a prendere corpo il nuovo album?
“Soddisfatto al 100%. Finalmente un disco degli EOF che suona come si deve, no? "Feeding The Fire", grazie all'immenso lavoro del purtroppo scomparso Marcel Jacob, vantava un sound per l'epoca al top in Italia, ma "Let The Demon Rock'n'Roll", nonostante contenga alcune tra le nostre migliori composizioni, era stato affossato da un mix che era all'opposto di quello che avremmo voluto. Quindi il nostro primo obbiettivo era un sound potente, con tutti gli elementi dell'hard rock melodico: melodie e tastiere sognanti, cori anthemici, batterie al fulmicotone, chitarre granitiche e un basso roboante. E' stata dura Stefano. Lo ammetto più volte durante i lavori stavo per cedere. Con tutto questo coinvolgimento l'obbiettività ormai era pari a zero, ma è arrivato un punto in cui mi sono detto: "Arrenditi alla tua musica"; e ho mandato il disco a Michael Voss per il mastering senza più chiedermi se fosse veramente al 100%. Riascoltandolo dopo il mastering sono rimasto io colpito in prima persona e, dopo aver ricevuto i complimenti dello stesso Michael e dei vari addetti ai lavori, ho capito di aver centrato l'obbiettivo. Ho avuto la fortuna di avere la giusta "band", che preferirei chiamare famiglia, con me. Hanno collaborato con tutta la propria forza a far si che il prodotto fosse il migliore mai fatto dagli EOF. Francesco Jovino, oltre ad essere quello che ritengo IL batterista rock italiano, è stato fondamentale essendo al mio fianco nella delicata fase di missaggio dell'album.

Hai svolto un lavoro incredibile, la produzione ed il missaggio sono eccellenti, inoltre a mio avviso sei riuscito ad ottenere la migliore produzione vocale di sempre per un gruppo italiano. Avendo imparato a conoscere i tuoi gusti, ci sono il marchio Del Vecchio al 100%! Equilibrio tra gli strumenti e break vocali dal tono profondo ed avvolgente, per descrivere il sound di “Another Paradise”: ci ho preso?
“Oddio ci hai preso!!!!! Sono contento che tu possa apprezzare la produzione del disco. Ed è vero, in Italia si producono le voci da schifo! Non parliamo del resto, ma nell'hard rock la produzione, l'impasto sonoro, il giusto equilibrio tra botta e classe, sono elementi fondamentali per la riuscita di un disco nel suo totale. Nell'arco degli anni e dei lavori sempre più importanti che ho prodotto, ho imparato molti accorgimenti importantissimi per un disco che possa essere paragonato ai capolavori esteri. Prima di tutto il tempo; i gruppi italiani pensano che i dischi si possano produrre, registrare, arrangiare e mixare in 20 giorni: impossibile! Non funziona così. Il mix è un discorso che può durare settimane perché non sempre l'incastro sonico tra i vari strumenti è facile da trovare. Dietro a "Another Paradise" c'è tanto lavoro di produzione, tante ore spese in un mix meticoloso come è giusto che sia. Ho avuto la fortuna di produrre voci "importanti" come Glenn Hughes, James Christian, Robin Beck, Harry Hess, Michael Bormann e con loro non puoi toppare affossando le loro performance da cardiopalma, e soprattutto impari quanto tante volte non è il suono che manca in Italia, ma la concezione della "take" giusta.

Personalmente sono felicissimo che tu abbia preso la decisione di diventare cantante. Ho avuto già modo di apprezzarti più volte in concerto, di conseguenza a mio avviso hai preso la decisione migliore! Come cantante hai avuto dei modelli a cui ti sei ispirato?
“Grazie Stefano. La mia scelta di cantare non è stata la prima e la più ovvia. Quando abbiamo diviso la nostra via da quella di Bob Harris abbiamo provato diversi cantanti italiani ma nessuno ci ha convinti veramente. Io ho sempre scritto tutte le melodie degli Edge Of Forever e sempre cantato tutti i demo di ogni brano. Quindi io per primo ci ho scommesso sopra. Sono passati sette anni dal primo contratto degli Edge Of Forever. Allora non mi sentivo pronto al grande passo, poi con il passare degli anni e il supporto e la spinta di molte persone come te, Matt Filippini, Marco Sivo, Roberto Tiranti ho deciso di fare da me quello che non potevo trovare nel nostro bel paese. I miei modelli vocali sono sempre stati: colui che chiamo "lo zio" Glenn Hughes, David Coverdale, James Christian, Jon Bon Jovi, Joe Lynn Turner, Steve Perry e Lou Gramm. Ma la lista potrebbe essere infinita! In molti nelle recensioni mi hanno paragonato a John Sykes, Robert Mason e addirittura Tobia Sammet. Non credo di somigliare a così tanti cantanti (ok forse John Sykes e Jon Bon Jovi sì) , ma di avere nel mio stile un melting vario delle mie mille influenze. Mi ritengo prima di tutto un cantante soul e blues, più che rock e questo forse mi avvicina come discorso di anima nera a Glenn Hughes, Coverdale o Paul Rodgers.

Dai crediti si evince che tutta la band è stata coinvolta nella fase di stesura dei brani, come nascono le canzoni degli EOF?
“In genere si arriva con un'idea del brano in sala prove o in studio e si arrangia tutti assieme. Io posso scrivere le melodie, ma senza i miei compagni di viaggio sarebbe impossibile avere questa qualità sonora. Brani come "What I've Never Seen" o "Against The Wall" sono proprio nati così. Con una melodia grezza e un grande lavoro dei miei tre musicisti, senza i quali gli EOF sarebbero zero.

“Lonely” e “Edge Of Life” sono i miei brani preferiti. Quali argomenti hai trattato nei testi?
“"Lonely" è un brano che noi amiamo. E' il primo nato dalla collaborazione con Walter Caliaro, il nostro nuovo chitarrista. Il testo parla di una storia d'amore nel classico stile "odi et amo" dei tempi moderni. Per quanto riguarda "Edge Of Life" è una metafora tra una donna e la vita stessa, in cui un ipotetico io parla direttamente con la propria esistenza in modo amaro e crudo.

Avete già avuto modo di testare dal vivo “What A Feeling”? E’ la celeberrima canzone portante del film “Flashdance”, come vi è venuta in mente di rifarla?
“Beh, noi suoniamo live questo brano dal 2003. L'avevamo proposta per il primo e per il secondo disco, ma per un motivo o per l'altro, siamo finiti sempre a non registrarla. E ha rischiato di rimanere fuori pure da questo album, ma alla fine il nostro riadattamento AOR di questa canzone ci ha convinti. Amo la melodia di questo successo degli anni '80 e sono molto soddisfatto del lavoro che ho svolto nelle backing vocals a' la Def Leppard/Firehouse.

Bob Harris, Matteo Carnio, e Christian Grillo non sono più della partita. Che fine hanno fatto i tuoi ex colleghi?
“Con Bob Harris condivido una delle mie personali vittorie musicali, gli Axe. Sono da due anni membro di questa storica band dell'hard rock americano, con cui ho fatto tour e con cui vorremo registrare il disco del ritorno durante quest'anno. Oltretutto con Bob stiamo iniziando a preparare il progetto AOR Harris-Del Vecchio dove ogni brano sarà cantato da noi due; nella band ci saranno Pete Newdeck dei miei Eden's Curse, Chris Lasegue, chitarrista nei Jag Panzer, Anna Portalupi al basso e qualche altro guest d'eccezione. Per quanto riguarda Matteo e Christian sono contento non siano più nella band. La loro concezione musicale e la loro visione umana e della band non erano per niente compatibili con la mia e quella di Francesco. Gli EOF esistono grazie al mio lavoro e ai miei sacrifici con al mio fianco sempre e solo Francesco. Christian e Matteo purtroppo hanno subito le conseguenze di un comportamento basato su un distacco incolmabile che hanno reso evidente durante le registrazioni a New Orleans del nostro secondo disco; eravamo due band separate in cui le differenze si sono fatte inconciliabili. Ora si respira ben altra aria. Abbiamo uno dei migliori bassisti in circolazione, non a caso Ian Paice stesso descrive Nik Mazzucconi come il miglior bassista con lui stia suonando oggi, e Walter Caliaro che oltre ad essere un chitarrista eccelso è un arrangiatore decisamente preparato e un corista ottimo. Matteo Carnio per quanto mi riguarda è un piccolo genio della chitarra e Christian un bassista meraviglioso, ma la nostra avventura è stata a dir poco traumatica.

Con Nik Mazzucconi so che condividi (es. Moonstone) delle collaborazioni da tempo, mentre come hai recluatato Walter Caliaro?
“Durante un mio concerto con gli Eurosmith mi sono ritrovato questo biondo chitarrista pazzo che mi ha colpito letteralmente per modo di suonare, attitudine sul palco e componente umana. Caso vuole che stessimo facendo le audizioni; come ha ricevuto la proposta, Walter è arrivato preparato più di chiunque altro e lo abbiamo sentito fin dal primo momento il "nostro" chitarrista.

I vostri primi due album, “Feeding The Fire” e “Let The Demon Rock’n’Roll” non sono di semplice reperibilità, anzi penso che siano ormai fuori catalogo. Ci sarà la possibilità che possano essere ristampati?
“Durante il 2010 entrambi i dischi saranno rimasterizzati, ristampati con bonus track (con Jeff Scott Soto e Bobby Barth come special guest) e immessi sul mercato dalla Metal Mayhem Music, che è la nostra etichetta per gli USA. I dischi verrano distribuiti in tutto il mondo e piazzati su portali com Itunes, Rhapsody e altri.

Qualche mese è arrivata la comunicazione che sei diventato membro ufficiale degli Eden’s Curse. Riuscirai a conciliare la doppia attività dovendo viaggiare all’estero? Sarebbe bello poter vedere entrambe le band in tour insieme, visto anche l’affinità musicale, ovviamente ricoprendo entrambi i ruoli ogni sera.
“Sarebbe bellissimo fare un tour con entrambe le band nel bill. Ok, morirei dopo tre giorni ma potrei farlo e lo farei subito! Oltretutto Mike Eden, cantante proprio degli Eden's Curse, è il nostro A&R per gli USA, quindi potrebbe essere più probabile di quanto si possa pensare. Per fortuna sarò in grado di conciliare tutti gli impegni. Gli Eden's Curse rispettano a pieno la mia schedule quindi non vedo nessun problema in vista.

Voi quattro siete musicisti molto impegnati e richiesti, con esperienze importanti anche a livello internazionale. Soprattutto tu Alessandro, non penso che in Italia vi sia un altro musicista che ha maturato una serie di collaborazioni con artisti di rilievo come te: James Christian, Glenn Hughes, Ian Paice, Ken Hensley, Carmine Appice, Jeff Scott Soto, ed altri ancora. Qual’è il musicista che sotto il profilo umano e professionale ti ha colpito di più?
“Con Glenn Hughes, c'è veramente un bel rapporto. Abbiamo lavorato tanto assieme e me lo sono pure portato in Canada quando ho prodotto i One Soul Thrust, con cui Glenn ha cantato un brano. Soprattutto dal vivo il legame con lui è forte e i nostri show sono pazzeschi. Vocalmente a lui devo tutto. Vivere la musica con lui mi ha insegnato tanto e sentirlo cantare vicino a te ti piega l'anima! Ma uno dei ricordi più belli l'ho avuto con Marcel Jacob, che purtroppo ha deciso di togliersi la vita l'estate scorsa, con cui ho avuto una amicizia profonda e sincera, oltre che a un rispetto e un'ammirazione reciproca.

A suo tempo, come nacque la collaborazione con Bob Harris storico cantante degli Axe? Sei ancora in contatto con lui?
“Come ti accennavo prima siamo insieme negli Axe e abbiamo un nostro progetto in cantiere. Semplicemente MTM ci propose una decina di cantanti tra i quali JLT, David Readman, Goran Edman, Chity Somapala e altri; a noi piacque l'idea di avere Bob essendo fan degli Axe da sempre.

Sul fronte concerti come vi state organizzando? Avrete anche la possibilità di suonare qualche data all’estero?
“Dal Giappone ci arrivano spesso proposte ma vedremo nel futuro prossimo se saranno attuabili. Aspettiamo i dati di vendita europei per capire cosa sarà fattibile o meno. Per l'Italia stiamo in questi giorni pianificando il tour primaverile. Sui nostri siti www.edgeofforever.it e www.myspace.com/edgeofforeverofficial verranno annunciate a breve.

Per concludere, sogni nel cassetto come musicista professionista e come leader degli Edge Of Forever?
“Come Edge Of Forever mi piacerebbe che questa band avesse un lavoro stabile come touring act. Mi piacerebbe fare tanti live all'estero. Vedremo cosa ci riserva il futuro. Come musicista vivo il mio sogno nel cassetto ogni giorno: fare il musicista come professione! Un saluto a tutti i lettori e i visitatori di Metallus; che il Rock sia con voi!

Stefano Giacometti
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