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| Enciclopedia |
TESLA |
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| Formazione: |
Jeff Keith - voce
Tommy Skeoch - chitarra
Troy Luccketta - batteria
Frank Hannon - chitarra
Brian Wheat - basso |
| Altri
membri: |
| Dave Rude - chitarra |
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Biografia:
Non è da tutti creare un sound personale e perfettamente riconoscibile all'interno di un genere tradizionale come l'hard rock. Spesso le band sembrano una la fotocopia dell'altra, distinguendosi tra loro solo per questo o quel brano, e allora ecco che le eccezioni a questa tendenza difficile da sfuggire sono quelle che poi sono destinate ad essere ricordate. Il caso dei Tesla, in questo senso, è emblematico: la caratteristica voce roca di Jeff Keith, capace di scalare nota su nota e scavare solchi nell'anima, si mescola con gli incroci delle chitarre del funambolo Tommy Skeoch e di Frank Hannon, il tutto supportato dall'ineccepibile e fantasiosa sezione ritmica costituita da Brian Wheat e Troy Luccketta. Ne esce un suono magico, fatto di aspre melodie e inattese divagazioni oniriche, pur rispettando misteriosamente i dettami del linguaggio hard rock.
L'esordio è di quelli che lasciano il segno: "Mechanical Resonance" esce nel 1986, quando nel mondo spopolano glam e street, e lo fa senza accettare le regole non scritte che prevedono il bivio fra il sound ammorbidito di chi scala le classifiche e quello "duro e puro" dell'heavy metal più classico. I Tesla - monicker preso dal grande fisico croato che si dice abbia inventato la radio prima del nostro Marconi - si inseriscono con originalità fra queste due opzioni, mescolando melodia e riffing aggressivo da parte di Hannon e Skeoch: ne esce un sound ruvido, sapientemente reso accattivante dalla produzione di Michael Thompson. Alcuni pezzi - "Comin' Atcha Live", "Modern Day Cowboy", "Rock Me to the Top" - sembrano nati per essere eseguiti dal vivo, ma fin da quest'esordio Jeff Keith dimostra di poter interpretare con passione anche ballad come "Gettin' Better" e i cambiamenti di tempo e d'umore della splendida "Changes".
Dopo l'energia dell'esordio i Tesla sono chiamati alla difficile prova del secondo album. Dove superano se stessi, mostrando doti compositive fuori dal comune, in un periodo ed in un genere musicale dominati dai cliché: nel 1989 danno alla luce "The Great Radio Controversy", titolo che richiama la vicenda dell'invenzione della radio che ha visto coinvolto Nikola Tesla. Ancora una volta elettricità e melodia in contrasto tra loro sprigionano scintille, ma non mancano esempi di grande maturità artistica, denotata pure dalla naturalezza con cui la band passa dalla più controllata "Be A Man" all'adrenalinica "Yesterdaze Gone" per giungere all'accoppiata di ballad - poste coraggiosamente una dopo l'altra - formata da "Love Song" e "Paradise", la prima semi-acustica, la seconda elettrica, entrambe piene d'atmosfera. Skeoch dà il meglio di sé in "Makin' Magic", ma è solo un dettaglio all'interno di un album che è un vero e proprio capolavoro.
"Five Man Acoustical Jam", nel 1990, è la celebrazione di versatilità della band, che anche spogliata del proprio impatto elettrico riesce in questo album dal vivo a far venire i brividi sulla schiena. Ai pezzi del proprio repertorio i Tesla ne mescolano altri di gruppi che hanno più o meno chiaramente influenzato la band di Sacramento: significativa la compresenza di Beatles e Rolling Stones, ma ci sono anche Creedence Clearwater Revival e Grateful Dead tra i nomi omaggiati.
"Psychotic Supper" arriva l'anno successivo, e seppur confermi nella sostanza la statura della band non è del tutto in linea con il percorso musicale intrapreso nei primi due album in studio: il sound è meno corposo, più snello ed asciutto, appaiono sempre più evidenti echi zeppeliniani, e forse proprio per questo il risultato è meno personale del solito. Piccole hit come "Edison's Medicine" e "Song & Emotion" dimostrano come la band possa essere smaliziata, diversi sono i pezzi che fanno di riverberi ed acidità la loro forza secca, ma l'album nel complesso, pur bello, è un po' prolisso. Non aiuta neppure il fatto che ci si trovi in piena grunge era, e a questo la band reagisce macinando concerto su concerto, affrontando di petto e con il proprio impatto dal vivo lo iato che la separa dall'album successivo.
"Bust A Nut", 1994, è l'ultimo album della band targato Geffen, prima dello scioglimento. Si tratta di un lavoro meno ruvido di "Psychotic Supper" e che nasconde più di qualche gioiello: pur senza raggiungere i fasti dei primi due album, si tratta di un nuovo quanto inatteso passo avanti, in cui i Tesla musicalmente privilegiano il loro coté più melodico, guidati da Jeff Keith che rende indimenticabili pezzi come "Try So Hard" e "Alot To Lose", composizioni più introspettive del solito cui fa da contraltare la cover di "Games People Play", di Joe South, posta in chiusura dell'album.
Dal 1994 al 2000 i membri dei Tesla si dedicano a vari progetti solisti, formano band, Jeff Keith si dedica pure all'attività di DJ, finché non viene annunciata la reunion. La band si accasa presso la Sanctuary Records, va in tour, dà alle stampe un nuovo album dal vivo dal titolo "Replugged Live", ma per il nuovo eccellente lavoro in studio bisogna attendere fino al 2004: "Into The Now" è sorprendentemente fresco, riprende il discorso musicale esattamente dov'era stato interrotto dieci anni prima e restituisce una band fedele a se stessa eppure al passo coi tempi.
Ma la delusione è dietro l'angolo: Tommy Skeoch, a causa dei ripetuti problemi per l'abuso di sostanze stupefacenti, viene sostiuito con Dave Rude. Pur valido, il nuovo chitarrista non ha l'estro del suo predecessore, anche se ha il merito di contribuire a tener viva la band.
Nel 2007 esce "Real To Reel", un album doppio che è molto di più di una raccolta di cover: complice la ancora una volta straordinaria performance di Jeff Keith, la band si appropria di alcuni classici del passato, li rielabora attraverso il proprio personalissimo sound e il risultato che ne vien fuori è vibrante, potente, in altre parole vivo.
La storia recentissima è quella di un contratto con la nostrana Frontiers per la pubblicazione, nel 2008, di "Forever More": un album discreto, che conferma ancora una volta il valore assoluto dei Tesla ma che manca di quei guizzi che hanno reso grande la band in passato. Guardato in controluce, quel che manca è il contributo di Skeoch, anima assieme a Jeff Keith di quel che sono stati i Tesla. L'annuncio del nuovo tour, però, è abbastanza per far sembrare questa una piccola trascurabile imperfezione nella storia di una grande band.
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| Giovanni Barbo |
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